Arrivederci, e grazie per tutto quel pesce

L'Acquario di Genova è uno di quei classici posti che visito una volta ogni morte di due o tre papi.
Non perché è brutto, anzi, al limite caro (25 euro il biglietto minimo), ma perché ce l'hai a mezz'ora da casa e non ti viene in mente.
Oggi ho rimediato alla pecca, grave, di ligure che la prima ed ultima volta che c'è andato è stato intorno al 1995.
Un vita fa, in pratica.
Parlare dell'Acquario è insieme facile e difficile.
Facile perché non è bello, è semplicemente oltre.
Difficile perché si rischia di cadere nell'ovvio e nel banale.



Alla biglietteria pensavo di impiegarci ore







Tra parentesi mi sono fermato pure a mangiare al "ristorante" interno (trofie straprecotte, pesto miscio, 7,20 per le trofie e mezza minerale, ma il sole era caldo, la compagnia piacevole ed internazionale)



Poi, oltre ai pesci, ho fatto pure la

dove ho incontrato



e, poi, dopo una salutare lezione di vita



ho salutato l'Acquario e messo la ruota (dello sputer) verso casa





fatte tante foto ma tempo per vederle, controllarle, eventualmente svilupparle sempre meno di poco.

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